sapore ai miei sentimenti. Le parole hanno davvero una forza grande, riescono a compiere cammini che pochi altri posso percorrere. Preferisco narrare, con la penna e la carta, storie realmente accadute o semplicemente descrivere ciò che provo e che vedo. Anche la scrittura necessita di una tecnica ma, al mio livello, è decisamente più libera e anarchica ...Ma torniamo alla tesi.
Il punto focale della tesi è il concetto di “resilienza” , parola presa i prestito dalla fisica, che sta ad indicare la capacità di un corpo di mantenere la sua forma anche dopo aver subito un urto improvviso e violento. É un concetto ripreso dalla psicologia e successivamente dalla pedagogia, e riferito all'essere umano suonerebbe così:
“è il processo che permette la ripresa di uno sviluppo possibile dopo una lacerazione traumatica e nonostante la presenza di circostanze avverse (Boris Cyrulnik),
oppure ancora:
“ è la capacità o il processo di far fronte, resistere, integrare, costruire e riuscire a riorganizzare positivamente la propria vita nonostante l'aver vissuto situazioni difficili che facevano pensare a un esito negativo (Elena Malaguti).
Mi sembra interessante approfondire questa tematica proprio perchè le persone con cui ho condiviso del tempo, avevano subito fortissimi traumi: la guerra.
Ex bambini soldato, vittime e carnefici unificati nello stesso essere. Possiamo parlare tranquillamente di un doppio trauma. Ci sono dei modelli che possono essere applicati dagli educatori. Quando parlo di educatori, parlo di persone che non si muovono per puro spirito “vocazionale” verso l'altro, non parlo di volontari improvvisati ( con tutta la stima per questi ultimi). Con il temine educatore mi riferisco ad una figura professionale, che abbia compiuto un cammino personale di crescita umana, utilizzando gli stessi mezzi appresi negli anni di studio,e che un giorno tenterà rispettosamente di utilizzare, conformandoli alla irripetibile soggettività di un altro essere umano. Nel prossimo post cercherò di raccontare un modello pedagogico fondato sul concetto di resilienza... “LA CASITA”, che è quello che ho cercato di seguire, adattandolo alla situazione di Gulu.

